09/05/2010
Conclusione del _Discorso
Conclusione del _Discorso_, nella quale si mostra l'ordine che in
tutte le zeche tener si dovrebbe per coniare l'argento e l'oro.
Ora, per concludere qualunque mio ragionamento, dico che, volendosi
effettuare quanto vien proposto per far la zeca universale, vi hanno
da concorrere ed intervenire quattro capi principali necessari, de'
quali ciascuno contiene tre parti, da osservarsi unite e cosí tutte
insieme, e non altrimenti.
Primo capo, delli prencipi e signori.
La prima parte, ch'appartiene alli prencipi, è che essi in modo alcuno
non concedano che siano cavate le fatture dal corpo o dosso delle
monete.
La seconda, che facciano imprimere sopra tutte le monete, che per
l'avenire si faranno, le note del loro valore, della lega o finezza e
del numero di quante ne vadino alla libra, e con l'ordine nel
XXII dimostrato; e che le note del valore abbiano sempre a significare
le lire, i soldi e i denari sotto titolo d'«imperiale».
La terza, che facciano provigioni di tempo in tempo, e particolarmente
quando si dará principio all'osservazione delli presenti ordini, che
tutti quelli, che porranno argenti nelle zeche per farli coniare,
debbano ridurre la quinta parte di essi in monete minute, over altra
porzione, come a' detti prencipi parerá, e di quelle leghe ch'essi
conosceranno esser piú necessarie.
Capo secondo, delli zechieri.
La prima parte, ch'appartiene alli zechieri, è ch'essi avvertiscano di
fare che i saggi dell'oro e dell'argento da doversi coniare siano
giusti e non scarsi alla lega o finezza che segneranno sopra le
monete; il che sará di loro grande onore.
La seconda, che lavorino delle finezze o leghe che si contengono nelle
tariffe suddette, ed anco come si dice nelli capitoli XXII e XXIII,
per non intervenirvi rotti.
La terza, che compartiscano le monete, cosí d'oro come d'argento,
giustamente sotto il peso o campione della libra di Bologna, e non
d'altra.
Capo terzo, delli contisti.
La prima parte, ch'appartiene alli contisti, cosí delle zeche come
altri, è ch'essi, col mezo delli saggi, bilance e conti loro,
riveggano di mano in mano ciascuna sorte di monete, tanto coniate
nelle loro cittadi e paesi quanto quelle che saranno portate da
diversi luoghi, per conoscere e far sapere alli suoi superiori s'esse
corrisponderanno giustamente e saranno conformi alle note che sopra
quelle saranno impresse.
La seconda, che tassino le monete sinora fatte, cosí d'oro come
d'argento, per il giusto loro valore, avendo sempre riguardo alle
finezze e pesi loro, e lasciando a favore di esse monete tutti li
rotti che si troveranno essere meno di un quattrino per ciascuna, e
adoperando sempre nel fare la detta tassa il campione della detta
libra, se ben le monete fossero giá state fatte e coniate sotto
qualunque altro peso o campione.
La terza, che debbano fermamente osservare, e per sempre, che in
qualunque sorte di monete, cosí d'oro come d'argento, che si
conieranno, e nelle giá fatte che si tasseranno, sia fatto il conto ed
il calcolo per l'oro puro a ragion di lire 72 imperiali l'oncia, e per
l'argento fino o di coppella a ragion di lire 6 l'oncia, e non mai
sotto altri valori.
Capo quarto, del publico.
La prima parte, ch'appartiene al publico, è che in tutti li pagamenti
ciascuno abbia la sua giusta quantitá in peso dell'oro e dell'argento,
in qualsivoglia sorte di monete.
La seconda, che si statuisca che tutti gli instromenti e contratti, o
publici o privati, cosí di vendite, doti, livelli, affitti, come
altri, che si faranno da ora inanzi, restino chiari per sempre della
quantitá in peso dell'oro e dell'argento coniato che si dovrá dare o
avere, cioè a ragion di puro e di fino.
La terza ed ultima è che si facciano nuovi campioni proporzionati per
le monete cosí d'oro come d'argento, i quali abbiano la loro
dipendenza dal detto peso della libra di Bologna e dalli suoi
partimenti nel VIII descritti; e che siano conservati presso
il publico, accioché da quelli se ne facciano altri da distribuire per
i popoli per servirsene in vedere i debiti pesi delle monete. E, sopra
il tutto, il detto peso o campione della libra dovrá esser cosí
conservato in tutti i luoghi, e de' quali se ne dovrá tener ottima
cura dagli ufficiali di tempo in tempo a ciò deputati; imperoché non
occorrerá mai piú calare o crescere le monete di valori, ma solo sará
necessario conservarle e mantenerle per sempre nel giusto peso loro.
Laonde manifestamente si conosce che dall'osservazione di tutte le
suddette dodici parti succederá che tutti li pagamenti, che per
l'avenire si faranno, resteranno perfettamente fatti; e si potrá poi
veramente dire che si spenderá per sempre una sola moneta per tutto il
mondo.
Dodici utilitadi che ne seguiranno dall'osservazione degli ordini che
nel _Discorso_ si contengono.
La prima è che si leverá qualunque occasione di disputa, che potesse
nascere nel fare i conti delle monete, cosí d'oro come d'argento, per
cagione delle varietá de' valori dati loro sotto diversi titoli;
imperoché, nel conteggiarle a ragione di puro e di fino, non
v'interveniranno mai rotti alcuni, procedendo tutto ciò dalla forma di
uno per dodici e dodici per uno in quanto alli pesi, e del valutare
l'oro a lire 72 e l'argento a lire 6 imperiali l'oncia.
Seconda. Non si guasteranno mai piú le monete per rifarle, sapendosi
che si getterebbono via le fatture; onde le belle monete de' prencipi
per sempre si vederanno.
Terza. Si rimoverá il mal pensiero agli empi monetari di far monete
false, perché, facendo i prencipi le loro monete con belli, sottili e
ben attesi conii, sará cosa molto difficile e quasi impossibile fare
le false della medesima bellezza ed attillatura.
Quarta. Non si toseranno le monete o d'oro o d'argento, percioché,
avendosi a pagare o ricevere a peso ed a ragion di puro e di fino,
ciascuno cercherá di avere piú tosto le monete giuste che le leggiere
o tose: e perciò saranno tenute ed usate le buone bilance ed i giusti
campioni. Le quali bilance, al mio giudicio, dovrebbono esser fatte e
regolate del modo e con l'ordine descritto dal magnifico e molto
reverendo don Giovanni Agostino Panteo, nel VIII della prima
parte dell'opera sua inscritta _Voarchadumia_; benché tutte le bilance
giá fatte, che buone e giuste esser si trovano, senza farvi altro,
adoperare si doveranno. E perciò non occorrerá mai piú che prencipe
alcuno faccia bollare o marchiare sorte alcuna di monete, dopoché
saranno uscite dalle zeche, accioché le giuste di peso siano
conosciute dalle leggiere: credo ben che ciò sia cosa di poco
giovamento.
Quinta. Non potrá mai nascere alcuna differenza nel dare o ricevere
danari, imperoché, col mezo delle giá dette note, che saranno impresse
sopra quelli che di nuovo si faranno, si conoscerá il loro valore, la
lega, il numero ed il peso suddetti; e cosí anco si saprá delli giá
coniati, che tassati saranno con l'ordine di sopra dimostrato.
Sesta. Che gli instromenti e contratti o altre memorie, che si
faranno, rimaneranno per sempre chiari in quanto alli crediti o
debiti; essendoché in essi si nominerá l'oro e l'argento coniato nella
forma, valore, lega, numero e peso giá descritti.
Settima. Chi vorrá conoscere e sapere quant'oro o argento coniato si
dovrá ricevere per un suo credito di molti anni inanzi creato, ciò si
potrá facilmente fare servando quest'ordine. E ne darò un essempio.
S'alcuno sará creditore di ducati o fiorini 100 d'oro, quali giá si
spendeano per lire 4 soldi 11 imperiali l'uno o circa, che tutti
ascendono alla somma di lire 455, ancorché si spendano di presente in
molti luoghi per lire 8 soldi 12 o circa l'uno, volendo esser pagato
giustamente del suo credito, e non si trovando di quelli da quel tempo
per fare tal pagamento, sará necessario che sia sodisfatto in questo
modo: cioè che faccia opera di trovare una o due o piú di simili
monete per poterle bilanciare e sapere la loro lega, over farne il
saggio, e poi col mezo di un contista far vedere di quante n'andavano
alla libra; e, quandoché non se ne potessero trovare, per ciò fare
fará di bisogno trovare i suddetti peso e finezza col mezo delle zeche
di quel paese ove in tal tempo si battevano. E cosí il debitore sará
tenuto pagare con tanti ducati o scudi delli correnti, nei quali vi
sia altrotanto oro puro a peso quanto n'era in quelli ducati al tempo
del contratto; e non si dee avere riguardo al numero o valore delle
lire, soldi e denari, col quale si spendono di presente, ma solo si
dee aver riguardo alla quantitá del peso dell'oro puro ch'entrava in
quelli al tempo della creazione del debito. E, se vorrá pagare con
scudi, li pagherá in questo modo: e ne darò un essempio. Se in detti
ducati 100 vi fossero state once 12 di pur'oro, fa di bisogno pigliare
tanti scudi delli correnti di presente o della balla, o d'altri di
maggiore o minor peso, e procedere con quest'ordine: cioè, come
sarebbe a dire, in una libra di scudi di finezza di denari 22 si
trovano esser once 11 di pur'oro, ed in un'oncia d'essi ne sono denari
22, e ve ne vogliono anco denari 2 di puro d'una parte d'un altro
scudo, che saranno once 12 di pur'oro, e peseranno in tutto essi
scudi, cioè il brutto e netto, once 13 denari 2-2/11; e in tal modo il
debitore pagherá il debito con altrotanto oro puro a peso cosí
coniato, e non col numero di lire finora usato. Ed anco, se si
pagheranno scudi 108 da lire 8 l'uno, overo scudi 123-3/7 da lire 7
l'uno, overo scudi 144 da lire 6 l'uno, nelle tariffe figurati, sará
il medesimo, perché in ciascuna sorte d'essi vi saranno le dette once
12 di pur'oro. E, s'alcuno sará creditore di lire 455, e che al tempo
del contratto il debitore si fosse obligato pagarle in tanto oro, e
che il ducato fosse valuto lire 4 soldi 11, come di sopra, esso
debitore pagherá il medesimo oro per l'ordine suddetto. Il simile
avenirá nell'argento. Come per essempio, s'alcuno sará creditore di
lire 455 da esser pagate in monete, fará di bisogno trovare una o due
o piú monete di quelle sorti che fosse giudicato esso creditore dover
avere, e poi col mezo del contista, come di sopra, conoscere la
quantitá in peso del fino ch'entrava in tante delle dette monete, che
giá ascendeano al valore delle dette lire 455. E, quandoché non se ne
potessero trovare, fará di bisogno saper di che sorti di monete si
faceano nella zeca della cittá o del paese ove fu fatto il contratto,
e di quante n'andavano alla libra, ed in particolare di quelle leghe
che fosse giudicato, com'è detto, esso creditore dover avere. E cosí
il debitore sará tenuto pagare con tant'altre monete simili di lega o
della piú accosta, che in esse vi sia altrotanto di fino argento
quanto n'era in quelle al tempo del contratto; e non si dee aver
riguardo al numero delle lire, soldi e denari, col quale si spendono
di presente.
Ottava. Non saranno rifiutate le monete di luogo alcuno, quando su
esse saranno impresse le giá dette note, e l'effigie col nome o
impresa di quel prencipe sotto il quale, o di quella cittá nella qual
esse monete saranno cosí state fatte; imperoché ciascuno le piglierá
senz'alcun sospetto. E perciò ogni prencipe ed ogni republica vorrá
restare nell'onorata sua magnificenza, per non cadere in quella giusta
censura, cosí santamente in tal proposito dal detto Cassiodoro
descritta nel preallegato : _Omnis quidem utilitas publica_,
ecc., la quale è questa: «_Quidnam erit tutum, si in nostra peccetur
effigie?_». E similmente tutte le monete, cosí d'oro come d'argento,
finora fatte, che tassate saranno con l'ordine nel XLI
dimostrato, accettate saranno indifferentemente da tutte le nazioni:
imperoché si piglieranno e si spenderanno solamente per i valori dati
loro per la rata del puro e del fino, che in esse ed in ciascuna di
loro si troverá essere, secondo la tassa reale ed universale giá
detta; la qual potrá esser fatta sotto una regola istessa in tutti i
luoghi e paesi, ed in qualunque castello, giurisdizione, cittade e
regno. Per cagion della qual tassa persona alcuna, di qual grado o
condizione esser si voglia, non potrá giamai in alcun modo restar
fraudata ed ingannata in qualsivoglia sorte di pagamenti.
Nona. Che sará lecito a ciascuno tenere presso di sé oro o argento,
ancorché non coniato, per poterlo far ridurre in monete, over per
farlo lavorare in opere, secondo il suo volere; ma, se si vorrá
contrattare, sará necessario avere la fede dell'assaggiatore publico
della finezza o lega, ed anco che sia bollato secondo il solito,
accioché colui che lo riceverá sappia la sua bontade senza farne altro
saggio.
Decima. Si conosceranno, col mezo di questi ordini, molti disordini ed
errori occorsi, che occorrono e che occorrere potrebbono nel far
pagamenti, per cagion delle monete, cosí d'oro come d'argento, giá
fatte e di quelle che si facessero nei modi usati, cioè sotto ordini
vari e diversi da una cittá all'altra e da una provincia all'altra,
come ho altre volte detto.
Undecima. Non si lavorerá per l'avenire nelle zeche d'altri ori ed
argenti che di minère e grezi, o di opere antiche o rotte o simili, e
non si rifaranno mai piú i danari. Ed a me pare che il dover voglia
ch'ormai si ponga fine a cosí longo abuso del guastare e fondere le
innumerabili quantitadi di diverse sorti di monete d'argento e d'oro
per rifarne altre. Egli è ben cosa necessaria che tutti li danari
finora fatti restino fatti; ed essi, insieme con quelli che di nuovo
si faranno, si abbiano da spendere per sempre in tutti i luoghi per li
loro giusti e reali valori, cioè sotto l'ordine della giá detta tassa
universale.
Duodecima ed ultima. Che tutte le monete, cosí d'oro come d'argento,
saranno conosciute da qualunque persona che saprá leggere, ed anco da
chi no, per prattica cioè del loro giusto valore, il qual sopra esse
sará notato ed impresso; ed il simile intervenirá delle giá fatte, che
tassate saranno con l'ordine giá detto. Ne seguirá ancora che gli ori
ed argenti, tanto coniati quanto no, si contratteranno con ordini
regolati e con ragion fondata, che sará da tutti facilmente intesa.
12:34 Scritto da: iriclo | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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